Dopo la Grande Guerra: la democrazia liberale di Francesco Saverio Nitti

nei documenti della Fondazione Luigi Einaudi

15 novembre 2019 – 15 maggio 2020

 

 

 

L’Italia usciva dalla Grande Guerra, come il resto del mondo, profondamente mutata. Si profilava un nuovo ordine dopo che il conflitto aveva visto nel 1917 l’intervento degli Stati Uniti e la rivoluzione in Russia.  Francesco Saverio Nitti (1868-1952), proveniente da una famiglia di democratici, docente universitario, fondatore e direttore nel 1894 de «La Riforma sociale», meridionalista e saggista, deputato radicale dal 1904, fu chiamato nel giugno 1919 a guidare il governo entro una prospettiva di trasfusione di democrazia nello Stato liberale. Completò il suffragio universale maschile e promosse una legge elettorale proporzionale che segnò l’avvento dei partiti di massa, come risultò dalle elezioni di novembre.  Il tentativo di guidare la smobilitazione e il ritorno alla vita quotidiana nel quadro della collaborazione internazionale e del rigore finanziario scatenarono una campagna diffamatoria nei suoi confronti, della quale furono protagonisti Gabriele D’Annunzio, autore poi dell’impresa di Fiume, Benito Mussolini e Alfredo Rocco. In un anno si consumò il suo disegno di traghettare l’Italia del dopoguerra entro una prospettiva democratica e di modernizzarla, mentre si accendevano le tensioni sociali del biennio rosso. Nel 1920 il suo governo era già in crisi e si aprì, con il ritorno di Giolitti al governo, la stagione che si concluse nell’ottobre 1922 con la marcia su Roma e l’affermazione del nazionalismo autoritario e totalitario con il governo Mussolini. Nitti, che scrisse sull’Europa del dopoguerra con riflessioni non dissimili da quelle di J. M. Keynes, fu uno dei più autorevoli avversari del nuovo corso. Nel novembre 1923 la sua casa romana fu incendiata dai fascisti. Poco dopo la famiglia andò in esilio. Le carte e la biblioteca di Nitti sono stati donati dalla figlia Filomena (1909-1994) alla Fondazione Luigi Einaudi di Torino.