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Giovanni Zanalda

“Senza di lei non avrei fatto che che ho fatto”. Storico di Economia Internazionale alla Duke University di Durham, Carolina del Nord, USA, il professor Zanalda già da studente frequentava la biblioteca, “unica in Italia e probabilmente in Europa” per la ricchissima dotazione di volumi e riviste, luogo ideale per l’incontro di storici, economisti, studiosi di scienze sociali provenienti da tutto il mondo. Ancora oggi il professor Zanalda incontra nei numerosi convegni in Europa come in America ex-borsisti come lui: proprio il sostegno che la Fondazione da sempre offre ai giovani studiosi è un elemento fortemente differenziante, meritorio di per sé per garantire un futuro in questi tempi difficili.

Giorgio Barba Navaretti

Dopo aver ricordato gli anni in cui era ancora uno studente, quando la biblioteca di via Principe Amedeo “era il posto migliore in città per studiare”, grazie agli straordinari volumi che conteneva, Giorgio Barba Navaretti, oggi professore di Economia Politica all’Università di Milano e direttore scientifico del Centro Studi Luca d’Agliano, ripercorre le tappe successive del suo “matrimonio” con la Fondazione, prossimo a celebrare le nozze d’argento. Le istituzioni di ricerca hanno un importante interesse sociale, ribadisce con convinzione il professor Barba Navaretti ed è proprio per questo motivo che è compito di tutta la collettività non solo preservarle ma rafforzarle.

Ernesto Galli della Loggia

Ernesto Galli della Loggia è stato ricercatore alla Fondazione Einaudi all’inizio della carriera. Anni di studio e di letture voraci nella ricchissima, immensa biblioteca, a fianco di alcuni tra i più grandi esponenti della cultura italiana come Leo Valiani, Siro Lombardini, Franco Venturi, Norberto Bobbio. Per Galli della Loggia la Fondazione è stata anche un modo per conoscere Torino, una città a suo parere “così al cuore della identità italiana”.

Edoardo Tortarolo

Edoardo Tortarolo, professore di storia moderna all’Università del Piemonte Orientale, ricorda i tempi in cui fu borsista alla Fondazione (i tempi di Franco Venturi, Luigi Firpo e Mario Einaudi, solo per fare tre nomi). E invita a frequentarla, a tenerla viva, a contribuire al progresso degli studi storici.

Elisa Liberatori Prati

Elisa Liberatori Prati oggi è Chief Archivist alla World Bank, di sede a Washington, dove dirige un team composto da oltre 70 persone. La Fondazione Luigi Einaudi per lei è stato “un tirocinio straordinario” che ricorda ancora oggi con grande affetto.

Seizo Hotta

Seizo Hotta, attualmente professore di Storia delle Idee Socio-Economiche alla Fukuiyama City University, è stato borsista alla Fondazione Einaudi dal 1980 al 1981. In un italiano perfetto racconta di come sia stata importante per la sua carriera l’esperienza in Fondazione, centro di grande valore culturale a livello mondiale. Dopo aver ricordato l’ambiente torinese in cui muoveva i suoi primi passi nel mondo della ricerca (“ambiente ideale” lo definisce, per la qualità degli strumenti a disposizione, tra libri rari, riviste e una fornitissima biblioteca), il professor Hotta parla delle sue passeggiate sotto i portici e lungo i viali subalpini, citando – e mostrando in camera – il libro di Giuseppe Culicchia, “Torino è la mia città”.