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Gli istituti culturali aderenti allAssociazione delle
istituzioni di cultura italiane, preoccupati per i tagli alla
cultura e, in particolare, per quelli che li concernono direttamente,
riuniti ieri in assemblea straordinaria, si rivolgono allopinione
pubblica per informarla di quanto segue:
Gli istituti culturali verranno a trovarsi in una difficilissima
situazione (con rischio di chiusura per alcuni) per la riduzione
del 50% dei fondi ad essi destinati dalla attuale manovra
finanziaria. Pur consapevoli della necessità di fare
la propria parte per affrontare il grave momento di crisi
che il Paese attraversa e dellopportunità che
si proceda a una razionalizzazione del settore, gli istituti
ritengono che tale riduzione sia eccessiva e penalizzante
(anche se paragonata al taglio del 10% previsto per altri
comparti). Tanto più che si tratta di cifre esigue,
che costituiscono però un necessario volano di ulteriori
finanziamenti autonomi anche sul piano internazionale: la
somma destinata alla Tabella triennale dei 121 istituti finanziati
dal Mibac (che ha già subito vari tagli) è di
6. 527.174,39 euro.
Gli istituti svolgono un prezioso servizio al pubblico con
lapertura regolare delle loro biblioteche, dei loro
archivi storici, delle loro raccolte museali e audiovisive,
quasi tutti informatizzati, inseriti nelle più importanti
reti nazionali e internazionali e quindi consultabili in internet
e assolvono un prezioso ruolo di supporto nei confronti delle
biblioteche e degli archivi pubblici. Va sottolineato inoltre
che questi istituti, con le loro iniziative di ricerca a carattere
innovativo e le molteplici attività finalizzate al
dibattito pubblico sui temi culturali di maggiore rilevanza
e attualità hanno una funzione insostituibile, di carattere
plurale, nel panorama culturale italiano, di cui garantiscono
altresì lidentità nazionale.
Una ulteriore preoccupazione nasce dal fatto che, se dovessero
essere confermati i pesanti tagli previsti, ci sarebbero gravi
conseguenze sul piano occupazionale, con la perdita di centinaia
di posti di lavoro da parte di personale altamente specializzato.
Ridurre drasticamente gli investimenti nella ricerca e nella
cultura arreca un grave danno alla crescita del nostro Paese
che è tra i pochi in Europa a subire tagli in questi
settori.
Roma, giugno 2010
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