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Il libro del giovedì
Incontri e dialoghi alla Fondazione Luigi Einaudi di Torino
Ilaria Moroni e Matteo Re dialogano con
Valentine Lomellini
sul suo libro
Carlos lo Sciacallo
Storia del più temuto terrorista internazionale
(Laterza, 2026)
Coordina Paolo Soddu
In collaborazione con il Dipartimento di Studi Storici, dell’Università degli studi di Torino
Segui l’evento sul canale YouTube della Fondazione Luigi Einaudi
Nel settembre 2021, Ilich Ramírez Sánchez - detto Carlos lo Sciacallo, uno dei terroristi internazionali più ricercati durante la Guerra fredda - è condannato all'ergastolo. Sembra essere la parola fine per la sua avventura criminale ma resta un dubbio: è stato lui il capo della rete globale del terrore manovrata dal Cremlino? Lo Sciacallo, infatti, è un giovane venezuelano che si trasferisce a Mosca nel 1968, viene espulso dall'università e crea un proprio gruppo terroristico, passando dalla militanza nel Fronte popolare per la liberazione della Palestina alla precoce adesione al jihadismo negli anni Settanta. Si dice che sia stato dietro a numerosi attentati in Europa, ma anche un killer inafferrabile capace di vendersi al miglior offerente. Di certo c'è che è stato in grado di costruire una propria rete di collaboratori e fiancheggiatori che gli ha permesso di sfuggire alle polizie di mezzo mondo e di compiere l'attacco terroristico forse più clamoroso di sempre: nel dicembre del 1975 rapì undici ministri del petrolio presso la sede dell'OPEC a Vienna, che poi dietro riscatto recapitò ai loro Paesi d'origine. In Italia si è a lungo vagheggiato sulla presenza di suoi uomini a Bologna nei giorni dell'attentato alla stazione del 1980, dove morirono 85 persone. Ma come è stato possibile che durante la Guerra fredda quest'uomo poliedrico e poliglotta, camaleontico e avventuriero, sia stato in grado di mettere in discussione l'ordine internazionale? Di quali appoggi ha potuto godere e cosa ci racconta del conflitto tra le superpotenze?

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